Lì, su quel suolo calpestato un tempo da generali e grandi eserciti, da uomini di storia e di ineguagliabile saggezza, proprio su quello stesso suolo, su quelle stesse orme, il futuro aveva già riservato un piccolo spazio per qualcos'altro, o meglio, qualcun altro.
25 Aprile 1995: il giorno che perdemmo Andrea Fortunato
Il 25 Aprile 1995, a soli 23 anni, per una leucemia, moriva Andrea Fortunato, promettente terzino del calcio italiano e della Juventus.
Johan Cruijff: rivoluzione al potere
Sono passati cinquant'anni, eppure, se dici '68 pensi al mondo, alla totalità degli eventi meravigliosi che avvennero in una delle stagioni più romantiche della storia.
Gigi Riva: l’ultimo romantico
È una mattina come tante a Milano, per tutti, tranne che per un ragazzino di diciotto anni che si è appena imbarcato su di una turboelica che farà scalo a Genova, salvo poi tirare diritto fino ad Alghero, in Sardegna.
Carlos José Castilho: colui che si fece tagliare un dito per giocare
Questa è una storia lontana nel tempo, recuperata sotto un mare di polvere in un noioso Venerdì sera di Ottobre. È la storia di Carlos José Castilho, un portiere fortunatissimo. Non ho sbagliato a scrivere, volevo davvero dire fortunatissimo.
Dal ”Vecio” a Tardelli: il miracolo dei ragazzi dell’82
Le vittorie, a seconda del modo in cui avvengono e dei protagonisti, hanno un sapore particolare. Per qualche ragione però, ne esistono alcune in grado di oscurare tutte le altre: per periodo storico, intensità e coinvolgimento.
Quella volta che Maradona danzò sulle note di Live is life
Era il 19 Aprile del 1989 ed il Napoli, guidato dal proprio campione, Diego Armando Maradona, conquistava la sua prima finale europea, in Coppa Uefa, eliminando in semifinale il Bayern Monaco.
Erasmo Iacovone: il ragazzo che sognava la Serie A
Era timido quel bomber, così timido e attaccato al calcio che, quella sera, quella dopo la Cremonese, voleva persino rifiutare la cena con i suoi compagni, ma non lo fece. Andò a cena, sorrise, scherzò e tutti lo fecero con lui, inconsapevoli di ciò che di lì a poco, avrebbe cambiato per sempre la loro vita.
George Best: il quinto Beatles
Aveva le gambe bianche e magre George, e insieme a quelle gambe si portava dietro anche un altro fardello, più complesso, più delicato: quello della paura. Sì, la paura. La paura di un ragazzino che, dalle strade di Belfast, dove i palloni erano sgualciti e le maglie sempre troppo lunghe e rattoppate, non ci era mai uscito.
Dottor Sócrates: il calciatore che voleva morire di domenica
Apparentemente non c'è niente in comune tra queste due esclamazioni. Si dice però che l'apparenza, a volte, può ingannare. E qui ci inganna, ci inganna tutti quanti.